Si può spiegare citando: Leonard Cohen: “C’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce
” (si ritrova nel brano “Anthem), ancora “Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono
” (Ezio Bosso, compositore e direttore d’orchestra).
Ciò per significare che la vita consta non soltanto d’integrità, ma anche di rottura e, come tale, va accolta. Ecco che viene in aiuto Il Kintsugi (forma d’arte giapponese di riparare ceramiche rotte evidenziando le crepe con
polvere d’oro, trasformando l’oggetto in qualcosa di ancora più prezioso e unico); è sì una tecnica di riparare con l’oro ciò che si rompe, ma offre una prospettiva diversa; il nostro “fare musica
” sposta il focus dall’ “essere diverso” alla preziosità che nasce dall’aver superato una frattura.
Non si tratta di negare la difficoltà, ma di integrarla nel proprio percorso di vita, valorizzandola come testimonianza di resilienza e unicità.
Di seguito foto di alcuni momenti, ne seguiranno altri.